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consigli-rasatura-prato

Il primo taglio successivo al periodo invernale sarebbe buona cosa effettuarlo lasciando l'altezza di sfalcio nella posizione più alta, per poi abbassarla attorno ai 2,5-3 cm. In questo modo si da tempo all'erba di infoltirsi, evitando con un primo sfalcio basso un rischio di indebolimento rendendola più sottile e a rischio di tappeto erboso più rado.

Due errori comuni che si compiono durante la falciatura sono:

- Molte persone falciano i propri prati molto corti. È una cattiva abitudine, che provoca diversi generi di problemi, dallo sviluppo eccessivo dell'erbaccia, all’attacco dei parassiti e quindi ai problemi di malattia e alla secchezza veloce durante i periodi di siccità. Un’erba più alta produce radici più sane e richiede meno acqua perché le lunghe foglie servono da schermo solare. La radice dell’erba si sviluppa più velocemente e più profondamente quando l’erba è più alta.

- Non attendere che l'erba sia troppo alta prima della falciatura perché questa attività genera uno stress considerevole sull'erba e possono passare giorni prima che l'erba recuperi il suo stato di benessere naturale. Se l'erba diventa troppo alta occorre sollevare l'altezza di taglio e falciarla in più volte. Ciò inoltre ridurrà lo stress dovuto ad un taglio troppo profondo.Non tagliare più di un terzo dell’altezza del prato.



L'irrigazione è l’operazione più importante per la manutenzione del prato. Nell'ordine affinchè un prato prosperi, deve avere una radice forte e vigorosa. Le radici devono affondare in un terreno umido ed aerato per svilupparsi correttamente. Se, come tanti altri, siete determinati a mantenere il vostro prato verde durante il periodo della crescita, è necessario:

Innaffiare profondamente e raramente

Innaffiare profondamente e raramente permette all'acqua di penetrare per 10/15 cm nel terreno e quindi permette alla radice di svilupparsi in modo sano.
I prati dovrebbero ricevere almeno 3 cm di acqua alla settimana. Inoltre un elevato uso di acqua favorisce lo sviluppo del tappeto erboso. Innaffiare profondamente e raramente produce un sistema più profondo e vasto della radice, che permette al manto erboso di resistere alla malattia ed allo stress. Una lieve annaffiatura è soltanto un beneficio per un prato da poco piantato, quando le radici si stanno sviluppando nella parte superiore del terreno. Mentre quando il prato è stato piantato già da un po’ di tempo le radici sono più profonde nel terreno. Innaffiare leggermente agevolerà lo sviluppo della radice soltanto vicino alla superficie del terreno ed arresterà lo sviluppo più profondo. I sistemi più profondi della radice richiedono di essere innaffiati di frequente, altrimenti generano un ambiente ideale per le erbacce e le malattie.

Innaffiate al mattino presto

Le ore migliori per innaffiare il giardino sono tra le 4 e le 8 del mattino. In queste ore l'acqua è utilizzata al meglio, in quanto l’acqua che evapora è minima, e la sua distribuzione è ottimale perché c’è una buona pressione ed un vento limitato. Durante il pomeriggio, l’acqua è sprecata perché la maggior parte evapora. Non si deve innaffiare durante la sera o nelle ore prima di mezzanotte perché l’erba è molto suscettibile alle malattie, specialmente quelle di origine fungosa, se sono bagnate durante le notti fredde.


consigli-pythium-blightLe temperature del periodo compreso tra giugno e agosto presuppongono in teoria la prevenzione e la cura della più importante fitopatia estiva. Il “Pythium blight” può compromettere in poche ore il lavoro di mesi, alterando profondamente l’estetica e la funzionalità del prato. La prevenzione può essere attuata a più livelli. Oltre alla consueta ottimizzazione della fisiologia dell’erba, presupposto per una certa resistenza al problema, si tratta di decidere su base storica quale deve essere il livello di guardia. Nei tappeti erbosi attaccati pesantemente dalla malattia, consigliamo l’impiego congiunto di fosfiti di potassio ed anticrittogamici omologati per l’impiego. Questi ultimi sono il Propamocarb, il Benalaxyl, il Metalaxyl ed il Phosetyl Al. Il trattamento va effettuato a partire da temperature notturne sopra i 20 °C e ripetuto ogni 10 gg. Dosi in etichetta. In tappeti erbosi storicamente meno interessati dal problema ci si può limitarsi all’impiego preventivo dei soli fosfiti.


consigli-dollar-spotE’ tipica del mese di settembre la malattia meglio nota come “Dollar spot” (chiazza a forma di dollaro). Il sintomo è inequivocabile. Si tratta di piccole chiazze rossastre che possono anche riunirsi sino a conferire un aspetto di estremo degrado del tappeto erboso. Caratteristica diagnostica è la comparsa di piccoli anelli chiari (bianco panna), intorno a un’area necrotica, sulla lamina fogliare dell’erba. Il controllo si effettua con del Propiconazolo, del Tebuconazolo e/o dell’Iprodione, entrambi presenti in prodotti commerciali omologati per l’impiego su tappeto erboso. Si interviene trattando da 1 a 2 volte con cadenza settimanale. Evitare la bagnatura della foglia entro 6-8 ore dal trattamento. Insieme al fungicida utilizzare anche un fertilizzante fogliare. Quest’ultimo può contribuire al recupero dell’erba degradata.

 


consigli-microdochium-patchNei nostri climi, da nord a sud, l’unica vera patologia invernale è il cosiddetto “Microdochium patch”. La malattia (detta anche fusariosi) si presenta in forma di chiazze tondeggianti, aventi diametro medio intorno ai 10 centimetri e spesso circondate da un alone grigio-rosastro. Notevole la presenza di muffa (è il tessuto vegetativo-riproduttivo del fungo) sulle chiazze, soprattutto in presenza di notevole umidità. Il Microdochium spp. è un genere di funghi caratterizzato da un ampio adattamento termico con un optimum tra 0 e 10 °C. Così si spiega come, in presenza di ghiaccio, l’incidenza della malattia risulti bassa. D’altro canto, essa diviene elevata in periodi umidi non troppo freddi e, soprattutto, in presenza di neve (il fungo implicato principalmente si chiama Microdochium nivale). La malattia può essere affrontata in terapia, ovvero trattando sui primi sintomi (tappeti erbosi senza neve), o in stretta prevenzione (tappeti erbosi coperti dalla neve). In ogni caso si opti per l’impiego congiunto di Prochloraz e di Iprodione, due molecole presenti in prodotti commerciali omologati per l’impiego su tappeti erbosi. Dosaggio: attenersi a quanto riportato in etichetta. Trattare nelle ore più calde della giornata. La persistenza efficace dei fungicidi non può superare il mese. Ecco perché, in presenza di neve persistente o ricorrente, si consiglia di asportarla.


consigli-afideDetti anche pidocchi delle piante, questi insetti appartengono alla famiglia dei rincoti, e ne esistono di circa una ventina di specie. Mentre succhiano la linfa questi insetti emettono un liquido zuccherino, detto melata, che cade su foglie e fusti, divenendo terreno di coltura di numerosi funghi, soprattutto di funghi di colore scuro detti fumaggini, che deturpano l'estetica delle piante, oltre a causare danni funzionali. La melata attira anche altri insetti, come api e formiche; con queste ultime spesso gli afidi vivono in una sorta di simbiosi, per cui le formiche proteggono gli afidi e li spostano su altre piante, utilizzando in cambio la melata, come se li "allevassero". Oltre a questi danni spesso gli afidi inoculano nelle piante, attraverso la saliva, virus di vario tipo, taluni dei quali possono causare danni molto gravi. Le infestazioni da afidi si combattono con insetticidi specifici o ad ampio spettro, generalmente si interviene quando l'infestazione è già manifesta.

 


consigli-coccinigliaLe cocciniglie si diffondono sulle conifere, sulle succulente in genere, su molte piante ornamentali, sulla vite e sugli agrumi; si sviluppano al meglio nelle fessure, negli anfratti e nei luoghi della chioma poco esposti alla luce, prediligono le piante che ricevono regolarmente concimi ad alto tenore di azoto, in luoghi con scarsa umidità e con scarsa ventilazione. Anche questi rincoti spesso vengono spostati sulle piante dalle formiche, che si nutrono di melata, talvolta la presenza di formiche sulle nostre piante può essere un campanello di allarme, che ci svela la presenza di parassiti in zone a noi non visibili. Se l'infestazione è di lieve entità è possibile debellare questo parassita asportandolo manualmente, avendo cura di disinfettare i fori lasciati dagli insetti con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool. Se l'infestazione dovesse essere massiccia è bene intervenire utilizzando dell'olio bianco, magari attivato con un piretroide o con malathion, per un'azione più efficace. Per un risultato ottimale è consigliabile trattare le piante con anticoccidici all'inizio della primavera oppure in autunno-inverno, in modo da riuscire a distruggere la gran parte delle uova, evitando di danneggiare gli insetti utili, poco presenti in questi periodi dell'anno.


consigli-cancro-cipressoIl cancro del cipresso è un'infezione causata dal fungo deuteromicete melanconiale Seridium cardinal. Si manifesta con l'ingiallimento, l'arrossamento ed il successivo disseccamento dei rametti e procede, in alcuni casi, dall'alto verso il basso e dall'esterno verso l'interno, coinvolgendo porzioni sempre più grandi della pianta. La lotta deve essere soprattutto preventiva, evitando l'acquisto di piante infette in vivaio, asportando e distruggendo tempestivamente le parti di pianta colpita, trattando accuratamente i tagli di potatura con benzimidazolici, disinfettando gli attrezzi impiegati utilizzando alcool etilico o sali quaternari di ammonio .

 

 

 


consigli-fumaggineCon la definizione fumaggine si intende un gruppo di funghi saprofiti, che non attaccano la pianta, ma che si nutrono di sostanze attaccaticce (melata) che vengono prodotte da insetti vari, quali afide cocciniglia e metcalfa. Per una lotta efficace si deve per prima cosa eliminare la causa di questa malattia, la melata, che viene prodotta nella maggior parte dei casi da afidi e cocciniglie. L’utilizzo di prodotti specifici contro questi parassiti solitamente dopo poco tempo determina l’eliminazione anche dei funghi saprofiti.

 

 

 


consigli-oidioAnche detto mal bianco, l'odio è un parassita fungino che attacca il fogliame di moltissime piante da frutto ed ornamentali; particolarmente colpite ne sono le viti e le rose, ma possiamo notarne la presenza un po' in tutto il giardino. Si tratta di una malattia molto diffusa nelle zone settentrionali, che si manifesta con una infiorescenza del micelio (fungo), riscontrabile come pulviscolo biancastro con parziale decolorazione della foglia. In corrispondenza di queste zone la foglia prima ingiallisce, poi si necrotizza (diventa secca); talvolta l'oidio si può manifestare con piccole perforazioni circolari della pagina fogliare. Questo parassita si sviluppa in condizioni calde ed umide, con temperature superiori ai 6-8°C, ma inferiori ai 30°C, quindi in primavera e in autunno. Il mal bianco si debella irrorando il fogliame con zolfo bagnabile; tali trattamenti si praticano a partire dall'inzio della primavera, quando il sole del mattino è caldo ma il clima è ancora fresco; tali trattamenti si ripetono a scadenza quindicinale fino alla primavera inoltrata.

 


consigli-processionariaLa processionaria è un insetto lepidottero della famiglia dei taumatopeidi. E’ un parassita pericoloso soprattutto per pini (Pinus Nigra e Pinus Silvestris) e querce a foglia caduca (Quercus robur e Quercus peduncolata). L’insetto, una volta raggiunta la fase di maturità, fuoriesce dal terreno, di solito durante il mese di luglio. Le femmine sono le prime ad arrampicarsi sulle piante ad alto fusto, dove poi vengono fecondate dal maschio. A questo punto, il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova. In seguito all'attacco la pianta subisce un forte indebolimento, che comporta un ritardo nel suo sviluppo. Il segno più evidente della presenza della processionaria è comunque la perdita degli aghi e delle foglie, che nei casi più gravi può tradursi in totale defoliazione. Problemi per l’uomo possono derivare dal contatto con i peli urticanti delle larve, che possono provocare irritazioni cutanee, febbre ed arrossamento degli occhi. Tra i metodi di lotta più utilizzati troviamo l’asportazione e la distruzione con il fuoco dei nidi, nonché l’utilizzo di preparati a base di Bacillus thuringiensis, oppure di prodotti chimici come il diflubenzuron e il carbaril.


consigli-ticchiolaturaLa ticchiolatura è una malattia di origine fungina, che colpisce prevalentemente le piante da giardino, manifestandosi con maculature scure, spesso molto diffuse su tutto il fogliame; le macchie sono tonde, di misura varia, e possono colpire anche i frutti delle pomacee. Le foglie colpite tendono a cadere, causando un costante deperimento della pianta. Una forte azione preventiva viene esercitata, a fine inverno da bagnature a base di rame, da effettuarsi ad intervalli di 12-15 giorni, evitando il periodo di fioritura; dalla fioritura in poi si effettuano bagnature a base di zolfo, che andranno a colpire tutto il fogliame della pianta; tali tipi di cure si effettuano solo quando il clima è ancora mite, e le temperature massime non raggiungono i 25-28°C. Fondamentale è l'azione di rimozione delle foglie malate, dalla pianta ed anche dal terreno: lasciando le foglie sul terreno permetteremo al fungo di svernare nel nostro giardino, per poi ritrovarcelo ai primi caldi; quindi in autunno rimuoviamo con cura tutto il fogliame malato, anche quello già caduto.


consigli-piralideArrivata in Italia nel 2011 (primo rinvenimento in Lombardia nella provincia di Como), la Piralide del Bosso (Cydalima perspectalis, Diaphania perspectalis, Glyphodes perspectali) sta espandendo il suo areale di diffusione allargandosi progressivamente in tutto il Nord Italia. Il ciclo biologico della Piralide del Bosso non ancora completamente conosciuto; compie verosimilmente due – tre generazioni l’anno e sverna come larva nel bozzolo tessuto tra le foglie delle piante. In primavera la larva, dopo aver completato il suo sviluppo, si impupa e sfarfalla dando inizio alla prima generazione. Il danno è causato dalle larve del lepidottero che, essendo molto voraci, possono defogliare completamente le piante di Bosso in poco tempo. La lotta biologica alla Piralide del Bosso avviene mediante utilizzo di Bacillus thuringiensis subsp Kurstaki (BTK). Il batterio provoca la paralisi del tratto digerente delle larve di Piralide: le larve cessano di nutrirsi e muoiono. Il trattamento deve essere eseguito 2-3 volte l’anno, in presenza delle larve.


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